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La morfologia

La morfologia è la parte della grammatica che studia le parti del discorso. I grammatici per studiare il linguaggio lo hanno scomposto nelle sue parti, che hanno chiamato “ parti del discorso” , di ogni parte ne hanno studiato le proprietà e le modificazioni, dando ad ogni parte un nome. La conclusione è che tutte le infinite parole che compongono il discorso, in qualunque lingua parlata o scritta, si riducono a nove specie diverse: L'articolo, il nome, l'aggettivo, il pronome, il verbo, l'avverbio, la preposizione, la congiunzione, interiezione. Parlate finché volete, inventate parole, storpiatele, cincischiatele, dite tutto ciò che vi salta in mente di più bizzarro... ogni parola deve rientrare in una di queste nove categorie!

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Unita 3 -

la struttura dell'italiano

:

Le parole si trovano isolate solo nel vocabolario,nel discorso devono essere collegate insieme;  per indicare le varie relazioni che intercorrono tra loro, subiscono a volte, secondo le circostanze, alcune modificazioni che si chiamano flessioni. Le parti del discorso sono nove divise in parti  variabili e parti  invariabili. Una parola variabile è formata da radice ( la parte che non cambia) e di desinenza ( la parte che cambia secondo le circostanze). Si chiamano PRIMITIVE le parole composte di sola radice e di sola desinenza. E si chiamano parole DERIVATE quelle che oltre alla radice e alla desinenza hanno anche prefissi e suffissi, e a volte entrambi. PREFISSO è una lettera o un gruppo di lettere che si aggiunge alla parola prima della radice; SUFFISSO invece è una lettera o il gruppo di lettere che si aggiunge alla parola tra la radice e la desinenza. L'articolo, il nome, l'aggettivo e il pronome variano la desinenza secondo il GENERE ( femminile e maschile ) e secondo il numero ( singolare e plurale ; e la loro flessione si chiama DECLINAZIONE. Il verbo invece varia la desinenza secondo il modo, il tempo, la persona e il numero; la sua flessione si chiama CONIUGAZIONE. L'analisi grammaticale consiste nel distinguere in una frase le varie parti del discorso, indicando il genere e il numero per quelle soggette a declinazione, e il modo, il tempo, la persona e il numero per quelle soggette a coniugazione.


la struttura dell'italiano

Unita 4 - il verbo :

Il verbo è quella parte del discorso che esprime un'azione. Si chiamano TRANSITIVI i verbi la cui azione passa direttamente dal soggetto nel complemento oggetto; e INTRANSITIVI i verbi la cui azione È invece compiuta in sé. I verbi transitivi hanno tre forme: ATTIVA, PASSIVA e RIFLESSIVA. Una proposizione attiva diventa passiva facendo soggetto il complemento oggetto, complemento d'agente il soggetto, e cambiando la forma del verbo da attiva in passiva. La forma riflessiva si ottiene aggiungendo alla forma attiva le particelle “ mi, ti, ci, vi, si. Bisogna distinguere la forma riflessiva da altre forme che si somigliano, quali la forma reciproca e la forma pronominale. La coniugazione del verbo è complessa, in quanto bisogna distinguere con una diversa desinenza il numero, la persona, e qualche volta anche il genere, e sempre, inoltre, i tempi e i modi. La desinenza dei verbo cambiano anche secondo le coniugazioni, che sono tre: la prima are, la seconda ere, la terza in ire. Per formare i tempi composti, il verbo ha bisogno di un ausiliare in italiano sono essere e avere. L'ausiliare essere si usa anche per formare le voci passive del verbo.
il verbo verbi predicativi e verbi copulativi verbi transitivi e verbi intransitivi i verbi: persona e numero verbo: i tempi del verbo I modi del verbo l'aspetto La forma del verbo: attiva, passiva, riflessiva La forma riflessiva forma riflessiva apparente forma riflessiva reciproca verbi riflessivi pronominali verbi impersonali Verbi ausiliari verbi ausiliari essere ed avere verbi servili verbi aspettuali e verbi causativi la coniugazione verbi difettivi verbi sovrabbondanti

Unita 5 - verbi i modi finiti :

Il verbo si articola in modi, che possono essere finiti, cioè che hanno persona e numero determinati e indefiniti, cioè indeterminati nella persona. Modi finiti : INDICATIVO, o modo della realtà, ha otto tempi; CONGIUNTIVO, o modo della possibilità, ha quattro tempi, CONDIZIONALE; o modo della possibilità ma a certe condizioni, ha due tempi; IMPERATIVO, o modo del comando ha un solo tempo e due persone ( 2° persona singolare e plurale).
verbo: i modi finiti l'indicativo e i suoi tempi il presente futuro semplice e futuro anteriore l' imperfetto il passato prossimo e passato remoto il trapassato prossimo e il trapassato remoto congiuntivo e i suoi tempi condizionale e i suoi tempi imperativo

Unita 6 - verbo: i modi indefiniti :

MODI INDEFINITI, come a dire vaghi, generici, perché infatti non hanno alcun riferimento né a persona né a numero. Sono l'infinito, il participio e il gerundio.
verbo: i modi indefiniti infinito e i suoi tempi participio e i suoi tempi gerundio e i suoi tempi verbo analisi grammaticale il verbo in sintesi

Unita 7 - il nome :

Quando conosciamo una nuova persona, ciò che si vuol sapere innanzi tutto è il nome; che si chiami Pietro Monti o Roberta Bianchi, in fondo è la stessa cosa, ma, sapendo il suo nome abbiamo il modo di chiamarla, di designarla ad altre persone , di riconoscerla tra tutte le alte . Similmente succede con gli oggetti, quando ci viene fatto conoscere un oggetto che non abbiamo mai visto, prima ancora di sapere come è fatto o a cosa serve, vogliamo sapere come si chiama. Possiamo definire perciò il nome come: la parola che serve a nominare, cioè a designare le persone, gli animali, le cose, gli esseri astratti, le idee e i fatti. Il nome si chiama anche sostantivo, come quello che designa una sostanza materiale o immateriale: ma in fondo nome e sostantivo è sempre la stessa cosa.
il nome il nome comune, nome proprio, nome collettivo primitivi, derivati,alterati,composti il nome genere il nome numero nomi indipendenti nomi di genere comunicare formazione plurale dei nomi il numero del nome nomi invariabile nomi difettivi nome,analisi grammaticale il nome in breve

Unita 8 - l'articolo :

L'articolo può essere determinativo, se indica una cosa in modo particolare e distinguendola dalle altre cose della stessa specie; e indeterminativo, se indica una cosa in modo generico. L'articolo DETERMINATIVO maschile ha due forme: LO (davanti a “ s “ impura, “ z”, “gn” e davanti a vocale ) e IL (davanti alle altre consonanti ) , alle quali, nel plurale, corrispondono le forme GLI ( nei casi nei quali al singolare si usa -lo ) e I ( negli altri casi). L'articolo determinativo femminile è LA al singolare e LE plurale. L'articolo INDETERMINATIVO ha solo il singolare. Per il maschile ha due forma: UNO ( davanti a “ s” impura, “z “, “gn” ) e UN ( davanti a altre consonanti o a vocale), per il femminile ha una sola forma UNA . L'articolo si fonde con le proposizioni “di, a, da, su, in” , formando le preposizioni articolate. Un uso particolare delle preposizioni articolate “ del, dello, della, dei, degli, delle si ha quando esse vengono usate nel significato di UNA PARTE , un poco, alcuni “, formando così il costrutto che si chiama ARTICOLO PARTITIVO.
l'articolo l'articolo determinativo articolo indeterminativo articolo partitivo analisi grammaticale l'articolo in breve

Unita 9 - l'aggettivo - Grammatica italiana:

Lezione e spiegazione su l'aggettivo che spiegano i vari argomenti della grammatica italiana in modo semplice, accompagnate da esempi e immagini. Inoltre tanti esercizi per ogni lezione per capire immediatamente quanto compreso.
l'aggettivo funzione dell'aggettivo la posizione dell'aggettivo struttura dell'aggettivo genere e numero concordanza dell'aggettivo aggettivi sostantivati gradi dell'aggettivo qualificativo grado superlativo

Unita 10 - I gradi dell'aggettivo - Grammatica italiana:

Lezione e spiegazione su I gradi dell'aggettivo che spiegano i vari argomenti della grammatica italiana in modo semplice, accompagnate da esempi e immagini. Inoltre tanti esercizi per ogni lezione per capire immediatamente quanto compreso.
comparativi e superlativi organici aggettivi determinativi aggettivi possessivi aggettivi dimostrativi aggettivi identificativi aggettivi indefiniti aggettivi interrogativi ed escamativi aggettivi numerali cardinali aggettivi numerali ordinali analisi grammaticale dell'aggettivo l'aggettivo in breve

Unita 11 - il pronome :

Una delle cose più curiose e bizzarre è sentire un bambino piccolo parlare di sé. Abituato a sentirsi chiamare con il vezzeggiativo del nome di battesimo, usa anche lui chiamarsi con quello stesso vezzeggiativo, parlando di sé come se si trattasse di una terza persona. Dice per esempio “Paolino ha fame,” “Paolino vuole le matite”, “Paolino si è fatto la bua” e persino “Paolino non vuole che la mamma di Paolino esca”. Ma un bel giorno il piccolo Paolino impara che quando si parla di noi stessi non si usa già il nostro nome di battesimo, ma il PRONOME “io”. Da quel giorno il bimbo non è più bimbo: è diventato un ometto. Ha infatti per la prima volta acquistato la consapevolezza della propria coscienza, della propria intelligenza, insomma della propria personalità come distinta dalle altre. E siamo ben certi che d'ora in avanti userà quel pronome ad ogni occasione, l'userà persino troppo spesso, perché quello è il re dei pronomi e si caccia dappertutto senza riguardo e senza discrezione, non per nulla da quel pronome che in latino suona “ ego” è venuta la terribile parola egoismo. Il PRONOME è la parola che fa le veci del nome, per evitarne fastidiose ripetizioni. Il pronome può essere PERSONALE, se fa le veci di un nome di persona, POSSESSIVO, se fa le veci di un nome ed insieme di un aggettivo possessivo, DIMOSTRATIVO se fa le veci di un nome ed un aggettivo dimostrativo, INDEFINITO se fa le veci di un nome e di un aggettivo indefinito, e RELATIVO se fa le veci di un nome e insieme di una congiunzione, per mettere in relazione due proposizioni tra loro.
il pronome il pronome e il testo pronomi personali pronomi personali soggetto pronomi personali complemento pronomi riflessivi pronomi allocutivi di cortesia pronomi possessivi pronomi dimostrativi e identificativi pronomi indefiniti pronomi relativi pronomi relativi invariabili pronomi relativi variabili pronomi doppi pronomi esclamativi analisi grammaticale del pronome pronomi in breve

Unita 12 - l'avverbio :

L'avverbio è la parte invariabile del discorso che si affianca ad un verbo, nome, aggettivo, avverbio per qualificarne o determinarlo meglio di significato. In base al significato si possono distinguere diversi tipi di avverbi : di MODO, di LUOGO, di TEMPO, di QUANTITÀ, di VALUTAZIONE. La posizione dell'avverbio: generalmente si colloca, nella frase, vicino alla parola cui si riferisce. Ci sono due tipi di avverbi molto frequenti nella comunicazione: quello di interrogazione ( si trova nelle domande dirette e può indicare il modo, il luogo, il tempo o altro; e la locuzione avverbiale ( è un gruppo di parole che sta al posto di un avverbio e che potrebbe essere sostituito da esso.
l'avverbio la formazione dell'avverbio tipi di avverbi i gradi dell'avverbio la posizione dell'avverbio analisi grammaticale dell'avverbio avverbio in breve

Unita 13 - la preposizione :

Anche le preposizioni rientrano nella categoria delle parti invariabili del discorso, perché la loro forma rimane invariata in qualsiasi circostanza esse vengano usate. Le preposizioni ( parae + posito = posizione avanti ), sono parole che si mettono davanti ad altre parole per formare dei complementi. Tra le parole che svolgono queste funzione prepositive si distinguono: le preposizioni PROPRIE: sono quelle preposizioni che sono solo preposizioni e non possono svolgere altre funzioni. Esse sono : DI – A – DA – IN – CON – SU – PER – TRA – FRA. Un uomo DI paglia, Leonardo DA Vinci, Che cosa c'è PER cena? Le preposizioni IMPROPRIE: sono quelle preposizioni che generalmente svolgono altre funzioni (aggettivi, avverbi, participi). Alcune tra le più comuni sono: LONTANO, LUNGO, SECONDO, SALVO, VICINO, SOPRA, SOTTO- DENTRO – FUORI - DAVANTI – DIETRO – OLTRE - DATO - DURANTE – NONOSTANTE – MEDIANTE – ECCETTO – RASENTE.
la preposizione funzione della preposizione preposizione proprie preposizioni proprie e i complementi locuzioni preposizionali analisi grammaticale della preposizione preposizione in breve

Unita 14 - la congiunzione :

Non basta ammucchiare nomi, aggettivi, pronomi, verbi, avverbi, per avere una frase o periodo. Cosa penseresti se una persona cominciasse a parlare così : Verrò da te, non porterò mio fratellino, è ammalato, il medico gli ha proibito di muoversi ? Diresti che quel Tizio parla come un telegramma e che devi fare un certo sforzo intellettuale per ricostruire alla meglio il periodo cosi: Verrò da te, MA non porterò il mio fratellino, PERCHÉ è ammalato E il medico gli ha proibito di muoversi. Ma, perché e sono CONGIUZIONI. L'importanza delle congiunzioni nell'articolazione del ragionamento e della costruzione del pensiero è grandissima: nel periodo complesso le congiunzioni indicano tutta l'ossatura logica di quanto viene detto, perché esse rappresentano i rapporti tra le varie proposizioni e ne stabilisce il valore. La loro funzione è così importante che la sostituzione di una di esse altera il senso globale di quello che stiamo dicendo e che la congiunzione con cui si apre una proposizione o un periodo dà subito valore, forma e struttura a quanto seguirà.
la congiunzione vari tipi di congiunzione congiunzioni coordinative congiunzione subordinative la congiunzione che congiunzioni e preposizioni congiunzioni e avverbi analisi grammaticale la congiunzione in breve

Unita 15 - l'nteriezione :

- Ah, ah! - Esclamò il conte in portoghese. Ah non è una parola né portoghese, né italiana, né cinese, per la ragione che è un grido inarticolato, di carattere internazionale. L'interiezione che si chiama anche esclamazione, è quella parte del discorso che esprime, sotto la forma più spontanea, un improvviso sentimento dell'animo, come la meraviglia, la gioia, il dolore, lo sdegno, la preghiera e simili. Interiezione deriva da un verbo ( intericere ) che significa “gettare in mezzo”, in quanto l'interiezione viene di solito gettata in mezzo ad un discorso, senza che abbia alcun legame con le parole dentro le quali viene a trovarsi. Essa assume il suo esatto significato dall'accento con cui si pronuncia; ed è fatta più per essere ascoltata che letta. Ogni interiezione può assumere sfumature diverse di significato, e spesso per precisarlo bisogna aggiungere qualche parola che serva a determinarlo meglio. Oltre alle interiezioni semplici, vi sono locuzioni esclamative come: povero me! Ahimè! beato te!, alto la!, la ladro! Dio mio! Viva! Abbasso! Forza! Vergogna! Peccato! Ma queste locuzioni sono parole belle e buone e non semplici suoni inarticolati. La cosa che hanno in comune con le interiezioni vere e proprie è che tanto le une quanto le altre sono pronunciate con lo stesso tono speciale di voce e che questo tono viene indicato graficamente dal il punto esclamativo. Ci sono molti scrittori che tendono a limitare l'uso dei punti esclamativi, perché sostengono che a metterne troppi si da allo scritto l'aspetto di un mercato pieno di grida confuse. Ma quando è necessario sarebbe un errore ometterlo: come farebbe il lettore a capire che la frase,essendo esclamativa, deve essere pronunciata con quella tale caratteristica emissione di voce?
l'interiezione analisi grammaticale interiezione in breve

Unita 16 - le onomatopee:

Se l'alfabeto è insufficiente a rendere i suoni delle voci umane inarticolate, tanto più sarà difficile rendere le voci degli animali, i rumori, i suoni delle cose . L'uomo riesce abbastanza bene, a volte, ad imitare con la propria voce il canto degli uccelli, il verso di certi animali, il suono degli strumenti musicali e il rumore di particolari corpi; ma quando deve tradurre in lettere questi suoni (che si chiamano onomatopeici, cioè imitativi) si trova abbastanza in difficoltà e ricorre a forme abbastanza approssimative: miao riproduce il miagolio del gatto, paf un tonfo, drin il suono di un campanello elettrico, tic- tac il ritmo dell'orologio, eccì lo sternuto, glo-glo il gorgogliare dell'acqua e così via. Si incontrano parole onomatopeiche leggendo i fumetti e spesso molte sono tratte dalla lingua inglese come: splash, che significa spruzzare, schizzare o bang che significa colpire, battere.
le onomatopee



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