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La morfologia

La morfologia è la parte della grammatica che studia le parti del discorso , di ogni parte studi  le proprietà e le modificazioni, dando ad ogni parte un nome. La conclusione è che tutte le infinite parole che compongono il discorso, in qualunque lingua parlata o scritta, si riducono a nove specie diverse: L'articolo, il nome, l'aggettivo, il pronome, il verbo, l'avverbio, la preposizione, la congiunzione, interiezione. Parlate finché volete, inventate parole, storpiatele, cincischiatele, dite tutto ciò che vi salta in mente di più bizzarro... ogni parola deve rientrare in una di queste nove categorie!



morfologia

la struttura dell'italiano

Le parole di una lingua possono essere classificate in base alla loro caratteristica principale e alla loro funzione.È possibile individuare in tal modo nove gruppi o parti del discorso.

A sua volta si raggruppano due “ gruppi” e si chiamano parti variabili e parti invariabili. Le parti variabili del discorso, sono le parole che possiedono più forme e che, quindi, variano, mutando le desinenze, secondo il significato e le esigenze degli accordi che devono rispettare con le altre parole che incontrano: articolo, aggettivo, nome, verbo, pronome.La modificazione che subiscono si chiama flessione.

  • La flessione per l’articolo, nome e aggettivo si chiama declinazione e indica il genere delle "cose" di cui si parla.
  • La flessione del verbo si chiama coniugazione e indica la persona, il modo e il tempo delle “azioni” di cui si parla.

Le parti invariabili del discorso non modificano la loro forma, perché la loro possibilità di informazioni è rigida.Le parti invariabili del discorso sono: avverbio,preposizione,congiunzione, interiezione.


il verbo


Il verbo è la parte variabile più importante del discorso, perché senza di essa la frase non si regge; indica un’azione, un modo di essere, un’esistenza di persone, animali o cose.

  • numero: può essere singolare o plurale a seconda che il soggetto a cui si riferisce sia singolo o una pluralità.
  • persona: si distinguono tre persone singolari ( io, tu, egli/ella/esso) e tre per i plurali ( noi, voi,essi/esse).
  • modo: indica la modalità dell’azione o del modo di essere:
  • modi finiti: indicativo, congiuntivo,condizionale, imperativo;modi indefiniti: infinito, participio, gerundio.
  • tempo: indica in quale momento si svolge l’azione o il modo di essere: presente= adesso, passato = ieri, futuro = domani
  • i tempi semplici sono quelli formati da una sola voce verbale.
  • i tempi composti sono formati da due voci di cui una è data dal verbo essere o avere, chiamati in questa particolare funzione ausiliari, e l’altra dal participio passato del verbo.
  • genere: in relazione all’azione espressa il verbo può essere:
  • transitivo: quando l’azione transita direttamente sul complemento oggetto.
  • intransitivo: quando l’azione passa indirettamente sul complemento, detto per questo motivo indiretto, per mezzo di una preposizione.
  • forma: attiva, passiva,riflessiva.
  • aspetto: iterativo, incoativo, durativo, momentaneo.
  • coniugazione: È l’insieme delle forme del verbo, che variano relativamente al numero, persona, modo, tempo e forma. È formata da radice e desinenza.

 



verbo: i modi indefiniti

I modi indefiniti non indicano mai la persona e il numero.

Sono chiamati  anche nomi verbali o forme nominali del verbo, perché sono molto vicini, per la funzione che svolgono, al nome - sostantivo e aggettivo.


il nome

Quando conosciamo una nuova persona, ciò che si vuol sapere innanzi tutto è il nome; che si chiami Pietro  o Roberta, in fondo è la stessa cosa, ma, sapendo il suo nome abbiamo il modo di chiamarla, di distinguerla  da altre persona.

Similmente succede con gli oggetti, quando vediamo un oggetto nuovo, prima ancora di sapere come è fatto o a cosa serve, vogliamo sapere come si chiama. Possiamo definire perciò il nome come: la parola che serve a nominare, cioè a designare le persone, gli animali, le cose, gli esseri astratti, le idee e i fatti. Il nome si chiama anche sostantivo.


l'articolo

L'articolo può essere determinativo : il gatto, le sorelle; indereminativo: un gatto, una sorella; partitivo: del pane, delle penne.


l'aggettivo

L'aggettivo è la parola che si aggiunge al nome per meglio specificarlo. Quando denota e suscita nella mente una qualità, una condizione di essere, rispetto alla forma, alla materia, al colore, al sapore, al valore morale, ecc., si chiama aggettivo qualificativo: anello prezioso, animale feroce, impiegato pigro; quando invece aggiunge al nome una indicazione di limite, (possesso, vicinanza a chi parla, numero, ecc., si chiama aggettivo determinativo: quel palazzo, il vostro coraggio, mille cavalieri. Sono aggettivi determinativi:i  possessivi, dimostrativi o indicativi, interrogativi, quantitativi, numerali.


comparativi e superlativi organici

Comparativi e superlativi organici

Alcuni aggettivi, oltre che alle forme regolari di comparativo e superlativo, ne hanno altre, che si chiamano organiche, che derivano dai comparativi e superlativi latini.

Ho il massimo ( il  più grande) rispetto per le sue scelte.

Ti garantisco che non mi costa la minima ( la più piccola ) fatica.


il pronome

Una delle cose divertenti è sentire un bambino piccolo parlare di sé. Abituato a sentirsi chiamare con il nome di battesimo, usa anche lui chiamarsi con quello stesso nome , parlando di sé come se si trattasse di una terza persona. Dice per esempio “Emilia ha fame,” “Emilia vuole le matite”, e persino “Emilia non vuole che la mamma di Emilia esca”.Ma un bel giorno la piccola Emilia impara che quando si parla di noi stessi non si usa già il nostro nome di battesimo, ma il pronome “io”. Quando dirà “io” invece di Emilia avrà acquistato la consapevolezza della propria coscienza, della propria personalità come distinta dalle altre. E sicuramente d'ora in avanti userà quel pronome ad ogni occasione, l'userà persino troppo spesso, perché quello è il re dei pronomi e si caccia dappertutto senza riguardo e senza discrezione, infatti da quel pronome che in latino suona “ ego” è venuta la terribile parola egoismo.

Il pronome è la parola che fa le veci del nome, per evitarne fastidiose ripetizioni; può essere personale , se fa le veci di un nome di persona, possessivo, se fa le veci di un nome ed insieme di un aggettivo possessivo, dimostrativo se fa le veci di un nome ed un aggettivo dimostrativo, indefinito se fa le veci di un nome e di un aggettivo indefinito, e relativo se fa le veci di un nome e insieme di una congiunzione, per mettere in relazione due proposizioni tra loro.


l'avverbio

L'avverbio è la parte invariabile del discorso che si affianca ad un verbo, nome, aggettivo, o ad un altro avverbio per qualificarlo o determinarlo meglio di significato.

-in base al significato si possono distinguere diversi tipi di avverbi : di modo, di luogo, di tempo, di quantità, di valutazione.

- posizione dell'avverbio: generalmente si colloca, nella frase, vicino alla parola cui si riferisce.

Ci sono due tipi di avverbi molto frequenti nella comunicazione: quello di interrogazione ( si trova nelle domande dirette e può indicare il modo, il luogo, il tempo o altro;

e la locuzione avverbiale ( è un gruppo di parole che sta al posto di un avverbio e che potrebbe essere sostituito da esso).


la preposizione

Le preposizioni rientrano nella categoria delle parti invariabili del discorso, perché la loro forma rimane invariata in qualsiasi circostanza esse vengano usate.

Le preposizioni  = posizione avanti, sono parole che si mettono davanti ad altre parole per formare dei complementi.

  • Tra le parole che svolgono queste funzione prepositive si distinguono: le preposizioni proprie: sono quelle preposizioni che sono solo preposizioni e non possono svolgere altre funzioni e sono: di,a, da, in con, su, per, tra, fra.

Un uomo di  paglia, Leonardo da Vinci, Che cosa c'è per cena? Le preposizioni

Iimproprie: sono quelle preposizioni che generalmente svolgono altre funzioni (aggettivi, avverbi, participi).

Alcune tra le più comuni sono:lontano, lungo,secondo,salvo,vicino,sopra, sotto, dentro, fuori, davanti, dietro, oltre, dato, durante, nonostante, mediante, eccetto, rasente.


la congiunzione

Non basta ammucchiare nomi, aggettivi, pronomi, verbi, avverbi, per avere una frase o periodo. Se una persona cominciasse a parlare così :

Verrò da te, non porterò mio fratellino, è ammalato, il medico gli ha proibito di muoversi.

pensremmo che quel Tizio parla come un telegramma e che devo fare un certo sforzo intellettuale per ricostruire alla meglio il periodo cosi:

Verrò da te, ma non porterò il mio fratellino, perché è  ammalato e il medico gli ha proibito di muoversi.

Ma, perché,  e sono congiunzioni. L'importanza delle congiunzioni nell'articolazione del ragionamento e della costruzione del pensiero è grandissima: nel periodo complesso le congiunzioni indicano tutta l'ossatura logica di quanto viene detto, perché esse rappresentano i rapporti tra le varie proposizioni e ne stabilisce il valore.

La loro funzione è così importante che la sostituzione di una di esse altera il senso globale di quello che stiamo dicendo e che la congiunzione con cui si apre una proposizione o un periodo dà subito valore, forma e struttura a quanto seguirà.


l'interiezione

- Ah, ah! - Esclamò il conte in portoghese. Ah non è una parola né portoghese, né italiana, né cinese, per la ragione che è un grido inarticolato, di carattere internazionale. L'interiezione che si chiama anche esclamazione, è quella parte del discorso che esprime, sotto la forma più spontanea, un improvviso sentimento dell'animo, come la meraviglia, la gioia, il dolore, lo sdegno, la preghiera e simili. Interiezione deriva da un verbo ( intericere ) che significa “gettare in mezzo”, in quanto l'interiezione viene di solito gettata in mezzo ad un discorso, senza che abbia alcun legame con le parole dentro le quali viene a trovarsi. Essa assume il suo esatto significato dall'accento con cui si pronuncia; ed è fatta più per essere ascoltata che letta. Ogni interiezione può assumere sfumature diverse di significato, e spesso per precisarlo bisogna aggiungere qualche parola che serva a determinarlo meglio. Oltre alle interiezioni semplici, vi sono locuzioni esclamative come: povero me! Ahimè! beato te!, alto la!, la ladro! Dio mio! Viva! Abbasso! Forza! Vergogna! Peccato! Ma queste locuzioni sono parole belle e buone e non semplici suoni inarticolati. La cosa che hanno in comune con le interiezioni vere e proprie è che tanto le une quanto le altre sono pronunciate con lo stesso tono speciale di voce e che questo tono viene indicato graficamente dal punto esclamativo. Ci sono molti scrittori che tendono a limitare l'uso dei punti esclamativi, perché sostengono che a metterne troppi si da allo scritto l'aspetto di un mercato pieno di grida confuse. Ma, quando è necessario sarebbe un errore ometterlo: come farebbe il lettore a capire che la frase,essendo esclamativa, deve essere pronunciata con quella tale caratteristica emissione di voce?

le onomatopee

Se l'alfabeto è insufficiente a rendere i suoni delle voci umane inarticolate, tanto più sarà difficile rendere le voci degli animali, i rumori, i suoni delle cose . L'uomo riesce abbastanza bene, a volte, ad imitare con la propria voce il canto degli uccelli, il verso di certi animali, il suono degli strumenti musicali e il rumore di particolari corpi; ma quando deve tradurre in lettere questi suoni (che si chiamano onomatopeici, cioè imitativi) si trova abbastanza in difficoltà e ricorre a forme abbastanza approssimative: miao riproduce il miagolio del gatto, paf un tonfo, drin il suono di un campanello elettrico, tic- tac il ritmo dell'orologio, eccì lo sternuto, glo-glo il gorgogliare dell'acqua e così via. Si incontrano parole onomatopeiche leggendo i fumetti e spesso molte sono tratte dalla lingua inglese come: splash, che significa spruzzare, schizzare o bang che significa colpire, battere.



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