Brano tratto dal libro: "In punta di lingua", dello scrittore Cesare Marchi.



Il beh e il boh

Se il ministro delle finanze mettesse le tasse sulle parole inutili, risanerebbe in poco tempo il bilancio dello Stato. Prendiamo ad esempio i rutti verbali come il boh e il beh che punteggiano la nostra conversazione quotidiana. Ecco una situazione tipo:

-Ti sono piaciute le Dolomiti?

- Boh, mica tanto.

- Meglio le Alpi?

- Beh, è tutta un'altra cosa.

- Che tempo hai trovato:

- Boh, sono stato in albergo tutto il tempo.

Appartengono alla stessa famiglia anche il mah, il vede, il diciamo che, il diciamo così:

- Cosa ne pensa assessore della nuova proposta di legge?

- Mah, vede, una riforma, come dire, così, radicale, diciamo che forse, non esclude una scelta come dire, difficile.

Molte parole per la solita aria fritta.

L'uso del cioè è quasi scomparso ma è stato sostituito dalla locuzione “ a livello di”.

In una circolare, mandata da un preside agli studenti si leggeva:

- La gita scolastica non si poté fare perché “abbiamo avuto dei problemi a livello meteorologico.”

Bastava dicesse: pioveva



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