Il modello generale della comunicazione. Il segno, significante e significato, emittente, ricevente, messaggio, codice, canale e contesto.



La comunicazione

Comunicare deriva da comune e significa “mettere in comune”.

Infatti, quando parli con qualcuno comunichi un’informazione, metti questa informazione in comune con lui, cioè, gliela comunichi.

 

Il bisogno di comunicare agli altri le idee, le esperienze e i sentimenti è antico quanto l’uomo. Non viviamo da soli ma in società: la nostra vita è un intreccio di relazioni tra persone, uno scambio continuo di notizie, di pensieri, di messaggi, ne trasmettiamo e ne riceviamo, ad ogni  istante.

 

 

 

 

1.1 Il segno e la comunicazione.

Ogni comunicazione avviene per mezzo di segni. Si comunica non solo per far sapere i propri bisogni primari, ma anche per fornire informazioni. Sono segni, per esempio, i cartelli stradali, la spia luminosa che segnala la mancanza di benzina, il suono della campanella in una scuola può indicare l’inizio o la fine delle lezioni; ma anche la natura offre informazioni tramite segni: nuvoloni neri all’orizzonte avvisano che è in arrivo un temporale oppure la presenza dell’arcobaleno indica la fine di un temporale e così via. I segni che l’uomo usa per comunicare sono moltissimi e di diversa natura, ma tutti vengono percepiti dall’uomo attraverso i sensi.

 

      Si definisce segno lo strumento - base con cui vengono inviate le informazioni che formano il messaggio.

 

 

1.2 il significante e il significato.

 

Nella loro varietà, tutti i segni dai più semplici (la spia del cellulare) ai più complessi (un film), hanno una caratteristica in comune, cioè, di essere formati da due elementi: il significante e il significato.

 

significante + significato = segno

 

?Il significante è qualcosa che possiamo vedere, sentire e toccare.

?Il significato invece non lo cogliamo con i sensi perché è qualcosa di astratto che si trova nella nostra mente.

 

 

 

Segno    =              significante        significato
     = cartello rotondo blu striscia bianca divieto di sosta
     = il suono driiinnn  fine della lezione
    = mano che si alza all'interno di un gruppo chiedo la parola
     = il gruppo di suoni o di lettere l/i/b/r/o l'immagine mentale di un libro

 

Ogni messaggio però, per poter essere ricevuto dai sensi del destinatario deve essere tradotto in immagini fisiche, essere cioè percepibile attraverso i sensi. Un pensiero, un’idea, un’opinione che vengono tradotte in parola, gesto, immagine visiva, scrittura non possono essere trasmessi

FINIRE….

 

1.3 La classificazione dei segni.

Ed eccoci arrivati alla differenza tra i segni; i segni, sono tanti e di vario genere e sono stati classificati nei seguenti gruppi:

 

1. segni naturali: hanno un significato universale, che non cambia con il trascorrere del tempo.

I fenomeni atmosferici si segnalano sempre allo stesso modo → nuvoloni neri all’orizzontein arrivo un temporale.

 

2. segni artificiali hanno un significato che cambia a seconda del luogo e del tempo. La luce rossa dei dei fanalini posteriori di un’auto segnala che la macchina sta frenando; oppure la spia accesa del cellulare indica che la batteria sta finendo.

 

3. segni intenzionali nascono da una precisa volontà di inviarli.

Sono intenzionali per esempio una stretta di mano, alzare le spalle, girare la testa a destra e sinistra per dire no, la paletta alzata del poliziotto, una manifestazione di piazza ecc. A tutti questi segni si aggiunge la componente della convenzionalità.

Per spiegare cosa sia una convenzione partiamo da questo esempio:

Inventare un segno non è difficile, anzi se ne possono inventare all’infinito; un semplice gesto di intesa tra te ed un tuo amico, un gesto appena accennato possono servire a trasmettere contenuti comprensibili e anche complessi. Ogni gruppo può inventare un gesto speciale, gesti convenuti, regole particolari per comunicare al proprio interno. Ma perché un segno serva come mezzo per comunicare, bisogna che almeno due persone si siano accordate su di esso, cioè su come mettere in rapporto un determinato significato con un corrispondente significante. Questo accordo si chiama convenzione (dal latino convenire, cioè riunire in un solo posto e quindi giungere alla stessa conclusione) . La convenzione deve essere condivisa da tutti coloro che usano lo stesso codice: ad esempio tutti i parlanti devono essere d’accordo sull’uso dei segni del codice lingua.

Imparare una lingua straniera vuol dire apprendere tutta una serie di convenzioni nuove per noi, ed è per questo motivo che incontriamo qualche difficoltà quando vogliamo imparare una nuova lingua. Allo stesso modo ci è difficile comprendere un testo poetico o musicale se il loro linguaggio di allontana dalle convenzioni cui siamo abituati.

 

4. segni spontanei non dipendono dalla volontà della persona. Sternutire, arrossire, svenire, dimenticare qualcosa sono chiamati anche indizi. Ed è grazie agli indizi, che in medicina si chiamano sintomi, il medico è in grado di stabilire se le macchioline rosse sulla pelle sono dovute ad una malattia che si chiama morbillo oppure perché hai mangiato troppo cioccolato.

 

5. segni gestuali sono legati al linguaggio del corpo e possono essere intenzionali o non intenzionali.

Ogni volta che sorridi, baci qualcuno, fai una smorfia di gioia o disprezzo usi segni gestuali, ma anche l’insegnate, quando avvicina il dito indice alla bocca per chiedere silenzio usa segni gestuali, cioè con un carattere di intenzionalità, vuol dire che dipendono  dalla volontà della persona.

 Quando sbadigli perché sei annoiato, oppure cammini con il capo chino perché sei triste, o quando hai lo sguardo scintillante perché hai preso un bel voto nell’interrogazione e poco prima sentivi un brivido di paura per l’interrogazione, sono tutti segni che non dipendono dalla tua volontà e sono chiamati segni non intenzionali.

 

6. segni verbali sono le parole, in latino parola si dice verbum e sono propri dell’uomo. Solo l’uomo è capace di stabilire una comunicazione verbale, cioè fare un discorso, organizzare un dialogo e una conversazione, scrivere con i più svariati mezzi per esempio: la penna, con un computer, con un’insegna pubblicitaria e così via.

 

 

 

 

 

2. Il sistema comunicativo: gli elementi della comunicazione

Ogni volta che parli compi un “atto comunicativo”, cioè trasmetti messaggi e informazioni per mezzo di segni, e tutto questo si sviluppa sulla base di uno schema ben preciso, che vale sempre per ogni forma di comunicazione. Si chiama infatti, modello generale della comunicazione.

2.1 Abbiamo detto che tutti i segni trasmettono di per sé un’informazione, ma perché si abbia una vera e propria comunicazione, cioè un vero passaggio di informazioni è necessario che ci sia la combinazione di sei fattori essenziali e precisamente:

l’emittente → chi invia il messaggio

il ricevente → chi riceve un messaggio

il messaggio → ciò che si comunica

il referente →ciò di cui parla il messaggio, ciò a cui si riferisce il messaggio

il codice → l’insieme dei segni nel quale è formato il messaggio

il canale →il mezzo attraverso il quale passa il messaggio.

La comunicazione si ha solo se sono presenti questi sei elementi e se interagiscono tra di loro.

 

2.2  Chi invia il messaggio e chi lo riceve: emittente e ricevente.

Ogni comunicazione avvive tra due poli: un emittente che abbia un messaggio da inviare e un ricevente che lo riceva.

 

La comunicazione scorre da un emittente a un ricevente.

Foto lui si avvicina : freddino?

 

  • l’emittente è colui che comunica il messaggio;

  • il ricevente (o destinatario) è colui al quale il messaggio è destinato;

  • il messaggio è l’insieme dei segni, cioè degli strumenti, con cui emittente e ricevente comunicano.

Emittente e ricevente sono i soggetti principali della comunicazione.

L’espressione freddino, pronunciata dal ragazzo, costituisce l’aspetto più evidente del messaggio, ma non lo esaurisce. Ad essa si aggiungono segni gestuali, come sorridere, stringersi le braccia e tremare, che aiutano a rafforzare il messaggio, di cui freddino rappresenta l’unità verbale.

Attenzione!

Qual è l’oggetto di cui si parla nel nostro esempio? È l’atto del sentire freddo. Questo oggetto si chiama referente.

 

2.3 Canale e codice.

Adesso sappiamo riconoscere i tre elementi che caratterizzano una situazione comunicativa, e sappiamo anche che si chiamano rispettivamente: emittente, messaggio e ricevente (o destinatario).

In particolare abbiamo definito il messaggio come il contenuto informativo che passa dall’emittente al ricevente. Vediamo adesso come avviene il passaggio dell’informazione.

Si può affermare che:

- tutte le volte che una persona mi parla, le sue parole giungono alle mie orecchie grazie alle onde acustiche prodotte nell’aria dal suo apparato vocale;

- quando ascolto la musica alla radio, il suono arriva a me attraverso le onde radio che attraversano lo spazio,

- se telefono ad un amico per chiedergli di venire a giocare, il mio messaggio arriva fino a lui attraverso un cavo telefonico;

- riesco a vedere i gesti del vigile che mi ferma all’incrocio grazie alla luce (onde elettromagnetiche) che permette ai miei occhi di percepire le immagini.

 

Il messaggio viene trasmesso grazie ad un mezzo fisico che si chiama canale. Il canale è il mezzo fisico che permette al messaggio di passare dall’emittente al destinatario

 

Possiamo aggiungere un nuovo elemento comune a tutte le situazioni comunicative, per cui lo schema diventa:

 

emittente                            messaggio                      destinatario

                                             CANALE

 

Senza canale non sarebbe possibile la comunicazione, poiché il messaggio non giungerebbe ai sensi del ricevente. Ma perché si realizzi il passaggio della comunicazione, non è sufficiente che il messaggio raggiunga il ricevente , perché chi riceve il messaggio deve interpretarlo correttamente. Vediamo come:

a) - supponiamo che un turista giapponese si rivolga a te nella sua lingua, a meno che tu non conosca la lingua giapponese, non riesci a capire  quello che ci dice, anche se i suoni arrivano alle tue orecchie;

b) se durante un viaggio attraverso la giungla ci capita di ascoltare un tam - tam lontano, non comprendiamo il messaggio anche se i suoni arrivano alle nostre orecchie;

c) se osserviamo con attenzione i geroglifici egiziani, non cogliamo nessun contenuto informativo, al di là delle forme e dei colori dei vari segni.

In tutti questi casi non possiamo comprendere il messaggio perché non conosciamo il linguaggio particolare in cui esso è formulato, e precisamente:

a) la lingua il giapponese,

b) il linguaggio dei tam-tam;

c) il linguaggio dei geroglifici Egiziani.

 

Chiamiamo codice ogni linguaggio che ci permette di formulare un messaggio e quindi di trasmetterlo.

Quando si vuole comunicare un messaggio lo si deve prima codificare, cioè si deve scegliere un codice per formularlo. Se ad esempio si vuole attirare l’attenzione dell’insegnate, si può decidere di parlare oppure di alzare la mano. In ogni caso bisogna scegliere il codice più adatto.

A sua volta il ricevente può comprendere il messaggio, cioè può decodificarlo solo se conosce il codice usato dall’emittente.

Un messaggio si può inoltre transcodificare, cioè trasferire da un codice all’altro, per esempio:

l’espressione “ciao” può essere trasformato in un gesto della mano;

l’espressione linguistica italiana "buongiorno", può diventare in francese bonjour e in inglese good morning.

Nel primo caso si è passati da un codice linguistico ad un codice gestuale, nel secondo da un codice linguistico ad altri codici linguistici.

Si chiama codificazione → la formulazione del messaggio,

decodificazione → l’interpretazione del messaggio,

transcodificazione → la traduzione del messaggio da un codice all’altro.

Possiamo aggiungere un altro elemento al nostro schema:

emittente                messaggio       ricevente (destinatario)

                                canale

                                codice

 

 

2.4. il contesto è la situazione generale in cui avviene la comunicazione.

 

 

 

2.5 Il modello della comunicazione

 

possiamo adesso riassumere quanto detto prima in uno schema di questo tipo:
 


 


 


 


 


 


 


 


 

Le molte funzioni della lingua, secondo il linguista R. Jakobsn, possono essere raggruppate in sei funzioni principali, tante quante sono gli elementi fondamentali della comunicazione. Secondo lo studioso, infatti, in ogni atto linguistico sono presenti i sei elementi fondamentali della comunicazione e cioè: emittente, ricevente, messaggio, referente, canale, codice, ma essi non hanno sempre la stessa importanza: volta a volta, in vista del raggiungimento di un certo scopo, uno solo di essi assume un rilievo dominante e, quindi, la lingua ha, volta a volta, una diversa funzione.

Le sei funzioni della lingua sono chiamate:

  • funzione informativa o referenziale;

  • funzione espressiva o emotiva;

  • funzione persuasiva o conativa;

  • funzione fatica o di contatto

  • funzione metalinguistica;

    1. poetica o connotativa.

Ogni funzione è collegata a scopi ben precisi ed è incentrata su un preciso elemento della comunicazione.

  • Funzione informativa o referenziale.

La lingua è usata con lo scopo di informare oggettivamente qualcuno su qualche cosa, senza lasciare trasparire l’opinione dell’emittente e sollecitare la partecipazione del destinatario. Questa funzione è incentrata sul referente, cioè sul fatto o la cosa oggetto del messaggio. È detta anche referenziale. Sono messaggi con funzione informativa- referenziale:

  • i cartelli, le indicazioni stradali, le insegne dei negozi; gli avvisi, i bollettini,gli orari, i comunicati; le schede bibliografiche, i questionari, i testi tecnici e scientifici;le cronache, i resoconti, le relazioni, tutti testi che rimandano a situazioni o fatti concreti.

  • Funzione espressiva o emotiva.

La lingua è usata con lo scopo prevalente di esprimere il pensiero, l’opinione, i sentimenti e le emozioni dell’emittente nei confronti dell’oggetto del discorso o del destinatario cui si rivolge. Questa funzione è incentrata sull’emittente. In particolare, sono messaggi espressivi- emotivi:

  • le interiezioni e, in generale tutte le dichiarazioni di affetto, di simpatia, di ira, di odio e simili;rientrano in questa categoria tutte le semplici interiezioni che,da sole, sostituiscono un’intera frase, possono esprimere ogni tipo stato emotivo:

“uffa”, “Brr”, “Ohime!”, Oh! Sia le frasi più o meno lunghe come:“ti amo”, “ che bello” ecc. i diari, le memorie, le confessioni;i commenti, le recensioni,le interpretazioni critiche.

  • Funzione persuasiva o conativa

la lingua è usata per convincere il destinatario di qualcosa ottenere qualcosa o per ottenere da lui un certo comportamento. Questa funzione è incentrata sul destinatario, essa è nelle frasi volitive e interrogative, che chiamano in causa il destinatario- interlocutore ed è generalmente, caratterizzata dall’uso dell’imperativo, del congiuntivo esortativo, del vocativo, della seconda persona singolare e di tutte le possibili forme di invito o preghiera. Sono messaggi con funzione persuasiva:le leggi, i comandi, i divieti,le preghiere, gli appelli, i consigli e i regolamenti, i discorsi politici, le circolari, le arringhe, le prediche, le celebrazioni, le commemorazioni. I testi di carattere precettistico ( in cui lo scopo del messaggio è quello di indurre l’interlocutore a provare determinati sentimenti, commozione, paura ecc. e ad assumere determinati comportamenti ( onestà, lealtà ecc.) i messaggi pubblicitari.

Funzione fatica o di contatto.

In questa funzione la lingua è usata per stabilire un contatto tra l’emittente e il destinatario, verificando se il canale funziona adeguatamente. Questa funzione è incentrata sul canale, comprende tutte le formule, le espressioni che servono ad aprire, mantenere o interrompere il contatto. Sono messaggi fatici:

i saluti e i convenevoli le formule e gli intercalare telefonici, le formule usate per richiamare l’attenzione dell’interlocutore.

  • Funzione metalinguistica.

E' incentrata sul codice, si usa la lingua per parlare della lingua, ad esempio quando parliamo di regole grammaticali di una lingua : "Il è un articolo determinativo"

  • Funzione poetica

Il codice lingua viene impiegato in funzione poetica, poiché riferisce un messaggio suggestivo, usando le parole in modo tale che si imprimano nella mente del destinatario procurandogli un'emozione. Questa funzione evidenzia la funzione del messaggio

ed è usata spesso nelle pubblicità.

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