I nomi di cosa hanno un genere grammaticale fisso, determinato dall'uso linguistico, perciò sono sempre maschili o femminili.

I nomi che designano esseri animati possono avere due generi: maschile e femminile. Il più delle volte la forma base di questi nomi e maschile e quindi quando devono essere usati per indicare esseri animati femminili, devono essere trasformati in femminili.

 

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La formazione del femminile

Come già sai, i nomi di cosa hanno un genere grammaticale fisso, che è puramente convenzionale, cioè determinato dall’uso linguistico. Essi perciò sono sempre maschili o femminili e non possono variare nel genere.

Nomi come libro, piede, cipiglio, desiderio sono maschili e non hanno e né possono avere un corrispondente femminile;

catena, rosa, virtù sono femminili e non possono avere il corrispondente maschile.

La stessa cosa vale per quei nomi che nella forma maschile significano una cosa e nella forma femminile ne significano un’altra:

ballo / balla,

baro e bara,

libro e libra,

muso e musa

Invece, i nomi che indicano esseri animati possono avere i due generi, maschile o femminile, a seconda che indichino un essere di sesso maschile o un essere di sesso femminile. Siccome, la loro forma base è maschile, per passare al genere femminile si usa un semplice cambiamento di desinenza, o l’aggiunta di speciali suffissi rimanendo inalterato il tema.

Questi nomi si chiamano nomi mobili perché è lo stesso nome che, cambiando desinenza, passa da un genere all’altro.

il genere degli omonimi

il falso cambiamento di genere

Il numero dei nomi

Quei nomi che al maschile terminano in –o formano il femminile con la desinenza ina:

lo zio / la zia;

il figlio/ la figlia;

l' operaio / l' operaia;

il gatto/ la gatta,

In alcuni casi i nomi in o formano il femminile aggiungendo il suffisso in essa (più raro)

sindaco / sindachessa;

avvocato / avvocatessa

(Sarebbe meglio evitare l'uso di questi nomi, infatti, si tende ad usarli in modo ironico o peggio, dispregiativo. Meglio l’avvocato Maria Rossi / Il sindaco Giulia Verdi.)

Nomi in -a

Anche alcuni nomi maschili che terminano in a formano il femminile con l’aggiunta del suffisso in essa:

poeta / poetessa, profeta / profetessa, duca / duchessa.

Nomi in -e

Per un primo gruppo di nomi maschili terminanti in e, la formazione varia secondo i casi. Spesso cambiano la desinenza -e in -a: formano il femminile con la desinenza in –a:

infermiere / infermiera, padrone / padrona, signore / signora, priore / priora.

Un secondo gruppo, che indicano titoli o professioni, forma il femminile con il suffisso in essa:

barone / baronessa, conte / contessa, dottore / dottoressa, professore / professoressa,

nomi che terminano in -tore, passano al femminile cambiando in - trice

genitore/ genitrice; imperatore/ imperatrice; scrittore / scrittrice,...

Nomi di genere comune

Alcuni nomi hanno un'unica forma che serve per il maschile e per il femminile, e si chiamano perciò di genere comune, vi appartengono i nomi in -e come:

il consorte / la consorte; il custode / la custode; il nipote / la nipote; il parente / la parente,

i nomi che corrispondono alle forme sostantivate di participio presente:

cantante, insegnante

i nomi che terminano in -ista e in -cida:

artista, professionista, violinista, omicida, suicida.

Nomi indipendenti

Alcuni nomi presentano forme completamente diverse per il maschile e per il femminile, sono nomi indipendenti, ognuno dei quali ha un genere fisso:

uomo / donna; padre / madre; maschio/ femmina; marito / moglie, fratello/ sorella.

nomi di genere promiscuo

Tra i nomi di animali, alcuni si comportano come nomi mobili: orso/ orsa; leone / leonessa; e altri come indipendenti : montone / pecora ; fuco/ ape; toro / vacca. La maggior parte sono di genere promiscuo, hanno cioè un’unica forma, sia per il maschile che per il femminile, che serve ad indicare sia il maschio che la femmina:

il leopardo, l’usignolo, l’aquila, la rondine, lo scorpione, la pantera...

Per esempio, leopardo è di genere maschile, ma serve per indicare anche la femmina del leopardo, pantera è di genere femminile ma serve per indicare anche il maschio della pantera. Se poi, si vuole proprio precisare il sesso di uno di questi animali, si deve usare espressioni come:

una pantera maschio e una pantera femmina, oppure il maschio della rondine, la femmina della rondine.

Cosa vuol dire la parola promiscuo?

Questa parola deriva dal latino e significa “ mescolato”, “non distinto”. Il verbo mescolare indica qualsiasi insieme di persone o cose mescolate insieme in modo indistinto. I nomi di genere promiscuo, sono nomi che indicano gli animali “indistintamente”, cioè distinguere attraverso la desinenza l’animale maschio dall' animale femmina.

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