In questa lezione il discorso diretto e indiretto.

Nel riferire il nostro pensiero, o il pensiero degli altri, possiamo usare due strutture linguistiche: il discorso diretto, cioè la riproduzione fedele di quel che è stato detto dallo stesso narratore o da altri:

→ Lucia rispose: Voglio andare al cinema.

Il discorso indiretto, in cui le parole proprie o di altri vengono riformulate ed espresse nella forma esplicita, mediante una proposizione subordinata introdotta da che e dipendente dal verbo dire o da altri verbi di significato dichiarativo, come domandare, rispondere chiedere.

→ Lucia rispose che voleva andare al cinema.

Discorso diretto e discorso indiretto

Gran parte dei nostri discorsi è fatta di parole d’altri, di cui ci serviamo per i nostri fini comunicativi. Ci sono diversi modi di riportare ciò che altri hanno detto. Ad esempio per riferire le parole di Angela, posso dire:

Angela disse: - Ho cucinato una frittata buonissima.

In questo caso ho citato direttamente le parole di Angela.

È un esempio di discorso diretto. Si ha discorso diretto ogni volta che si dà la parola a qualcun altro, direttamente introducendo come altra voce, come altro parlante che entra in scena e al quale si cede la responsabilità degli atti linguistici prodotti. Nello scritto il discorso diretto è segnalato dalla presenza di due punti, ed è introdotto da una lineetta o dalle virgolette doppie.

Per riportare le parole di Angela posso anche dire:

Angela disse che aveva cucinato una frittata buonissima.

In questo caso non ho ceduto direttamente la parola ad Angela, ma ho riprodotto ciò che lei ha detto attraverso la mia riformulazione.

Questo è un esempio di discorso indiretto.

Si ha discorso indiretto quando le parole di un altro vengono riportate indirettamente, proposte dal parlante tramite una frase subordinata introdotta dal verbo dire ( o da uno dei verbi di dire). Nel discorso indiretto non è ben chiaro il confine tra la mia voce e quella dell’altro di cui si riportano le parole; in qualche modo mi assumo la responsabilità anche dell’atto linguistico di un altro. Posso allora ricorrere, quando avverto il bisogno di chiarire che non condivido pienamente ciò che altri ha detto, a segnali di distanza di diverso tipo. Per esempio il condizionale:

Dicono che il treno sarebbe deragliato per motivi di poca sicurezza.

Oppure le virgolette nello scritto,o espressioni quali cosiddetto, per così dire:

Paola disse di aver fatto un incontro, per così dire, emozionante.

Queste sono alcune regole per operare correttamente il passaggio dal discorso diretto al discorso indiretto:


 

a) se il verbo della frase principale è al presente o al futuro, non si hanno cambiamenti di modi e di tempi:

Dice: - Non sono d’accordo. --- Dice che non è d’accordo.

Dice: - Non sono stato d’accordo. –-- Dice che non è stato d’accordo.

Dice: - Non sarò d’accordo. Dice che non sarà d’accordo.

Dirà: - Non sono d’accordo. Dirà che non è d’accordo.

b) se il verbo della frase principale è al passato e il verbo della frase data in discorso diretto è al presente o al passato si hanno, nel discorso indiretto, dei tempi passati:

Disse: - Non sono d’accordo. ---- Disse che non era d’accordo.

Disse: - Non ero d’accordo. ---Disse che non era stato d’accordo.

c) se il verbo della frase principale è al passato e il verbo della frase data in discorso diretto è al futuro si ha nel discorso indiretto, il condizionale passato:

Disse: - Non sarò d’accordo. --- Disse che non sarebbe stato d’accordo.

d) se il verbo della frase in discorso indiretto è all’imperativo si ha, nel discorso indiretto, il congiuntivo imperfetto:

Disse: - Vattene! --- Disse che se ne andasse.

Quando il discorso diretto è formato da una frase interrogativa essa, nel discorso indiretto, muta il modo del verbo da indicativo a congiuntivo:

Mi chiese: - Sei d’accordo? --- Mi chiese se fossi d’accordo.

Nei registri informali del parlato l’interrogativa ha il modo indicativo:

Mi chiese se ero d’accordo.

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Verbo: i tempi del verbo
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Nomi invariabile
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