Le parole nella lingua italiana vengono suddivise in nove categorie grammaticali, dette parti del discorso: verbo, nome, articolo, aggettivo, pronome, avverbio, preposizione, congiunzione, interiezione. In base alla loro forma le parti del discorso si dividono in variabili e invariabili.

Le parti variabili del discorso, sono le parole che possiedono più forme e che, quindi, variano, mutando le desinenze, secondo il significato e le esigenze degli accordi che devono rispettare con le altre parole che incontrano: articolo, aggettivo, nome, verbo, pronome. La modificazione che subiscono si chiama flessione.

  • La flessione per l’articolo, nome e aggettivo si chiama declinazione e indica il genere delle "cose" di cui si parla.
  • La flessione del verbo si chiama coniugazione e indica la persona, il modo e il tempo delle “azioni” di cui si parla.

Le parti invariabili del discorso non modificano la loro forma, perché la loro possibilità di informazioni è rigida.Le parti invariabili del discorso sono: avverbio,preposizione,congiunzione, interiezione.

La struttura dell'italiano

Per esprimere i nostri pensieri, per formare i nostri discorsi, ci serviamo di una quantità di parole, che, opportunamente trasformate e unite fra loro, acquistano volta per volta, particolari significati. Tali parole si dicono parti del discorso e si dividono in due grandi gruppi, secondo questo schema:

Parti variabili (subiscono trasformazioni):

  • nome o sostantivo
  • articolo
  • aggettivo
  • pronome
  • verbo

Fra le parti variabili,  nome, articolo, aggettivo pronome subiscono trasformazioni:

  • nel genere  →maschile e femminile;
  • nel numero →singolare e plurale.

La flessione di nome, articolo, aggettivo e pronome si dice declinazione.

amic- o,  amic- a, amic-i;  amic-he.

gentil- e,  gentil -  i

invece, il verbo subisce delle trasformazioni 

  • nel modo finito, indicativo, indefinito infinito ecc;
  • nel tempo presente, futuro, imperfetto ecc;
  • nella persona  1ª, 2ª, 3ª  singolare e plurale.

La flessione del verbo è detta coniugazione.

lod- →o,      lod- → ate,    lod-→ a,  lod- → asse,     lod- → ato

La parte della parola che rimane invariata prende il nome di radice o morfema lessicale ed esprime il significato fondamentale della parola stessa, mentre la parte terminale soggetta a variazioni si chiama desinenza o morfema grammaticale.

Parti invariabili (non subiscono trasformazioni):

1) avverbio si usa  modificare il significato di:

  • un verbo → scrivi troppo, 
  • un aggettivo →troppo lungo 
  • un altro avverbio → troppo poco.

2) preposizione →  si usa  per formare i complementi.

3) congiunzione → serve per congiungere due elementi di una frase: due nomi o  verbi o pronomi o aggettivi, oppure due frasi tra loro.

3) interiezione →  si usa  per esprimere  sentimenti.

 Classi aperte e classi chiuse.

In base alla tipologia del loro significato, le parole si distinguono in classi aperte e classi chiuse.

Le classi aperte comprendono le parti del discorso che possiedono un significato indicante cose, persone animali, azioni, qualità, luoghi, sentimenti ecc., come fratello, simpatico, avvisare, sole, computer, rapidità, difficilmente, bere, dormire, ecc. La caratteristica principale delle classi aperte è quella che possono moltiplicarsi e ampliarsi praticamente senza limiti. Le parole che appartengono alle classi variabili hanno la capacità, nella loro forma, di indicare le categorie grammaticali possedute dall'italiano, e cioè:

il genere, che può essere maschile o femminile; esso viene indicato mediante desinenze differenti nei nomi, negli articoli, in molti aggettivi e pronomi e nel participio passato dei verbi;

il numero, che può essere singolare o plurale; esso viene indicato mediante desinenze differenti nei nomi (tranne pochi casi), negli articoli e negli aggettivi, in quasi tutti i pronomi, nei verbi, (tranne alcuni modi verbali);

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