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verbi aspettuali e verbi causativi - Grammatica italiana

Alcuni verbi indicano la percezione che il soggetto ha del proprio stato, espresso dal verbo che segue al modo infinito, non alterano in modo sostanziale il significato della frase, si limitano a precisarne una sfumatura. Questi verbi sono chiamati VERBI FRASEOLOGICI ( vedersi, trovarsi, andare e i verbi che indicano cominciare, iniziare, smettere, finire ecc. con le locuzioni stare per, stare + gerundio, essere sul punto di e simili; questi ultimi sono chiamati anche VERBI ASPETTUALI . Con alcuni verbi il soggetto non agisce in proprio, ma fa in modo tale che siano altri ad agire. Tali verbi indicano che il loro soggetto provoca l'azione di un altro, ne è quindi la causa, perciò si chiamano VERBI CAUSATIVI, e sono : fare, lasciare.

Spiegazione grammaticale

Verbi aspettuali (o fraseologici) e verbi causativi

 

 

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Alcuni verbi come stare per, cominciare a, continuare a, smettere di, cessare di, ecc., possono accompagnarsi ad altri verbi, di solito all'infinito o al gerundio, per mettere in rilievo alcuni aspetti di continuità, per precisare cioè che una certa azione, un certo stato hanno inizio, o continuano, o stanno concludendosi.

 

L'esploratore trovò la strada                             L'esploratore stava per trovare la strada

                                                                                   L'esploratore stava trovando la strada

                                                                                   L'esploratore cominciò a trovare la strada

                                                                                   L'esploratore riuscì a trovare la strada

                                                                                   L'esploratore finì per trovare la strada

 

Sono chiamati verbi aspettuali dal momento che precisano l'aspetto di un'azione ( la sua imminenza, il suo inizio, la sua durata la sua fine). Si chiamano anche verbi fraseologici perché formano delle frasi fatte; servono ad esprimere, con un giro di parole, più di quanto un verbo da solo non significhi.

  • Sono sul punto di esplodere.

 

 

VERBI CAUSATIVI

 

 

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Si dicono causativi i verbi fare e lasciare quando sono seguiti da un altro verbo all'infinito. In questo caso i verbi fare e lasciare, uniti all'altro verbo, esprimono un 'azione causata, perché fatta eseguire o permessa, dal soggetto, ma compiuta in realtà da altri:

Francesca ha fatto piangere Lucio.

Il direttore, lasciò uscire gli impiegati un'ora prima.

 

In queste due frasi il predicato è formato da due verbi distinti il primo dei quali fa da appoggio all'altro: il secondo verbo esprime il valore semantico fondamentale del predicato, in questo caso l'azione di piangere e di uscire; invece, il primo verbo (rispettivamente: ha fatto, lasciò) modifica tale valore spostando il significato del verbo, e quindi l'azione compiuta dal soggetto, su un altro elemento della frase: così per effetto di questo spostamento, il soggetto risulta colui che ha causato - ha provocato, ha ordinato, ha prodotto, ha permesso, ha autorizzato l'azione, ma non colui che la compie.

Francesca ha fatto piangere Lucio, Francesca ha causato il pianto di Lucio, cioè ha fatto in modo che Lucio piangesse.

 





Esercizi di italiano su verbi aspettuali e verbi causativi




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