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il verbo: analisi grammaticale

Le parole della lingua non sono tutte uguali, o meglio, non hanno tutte lo stesso valore: alcune parole indicano categorie di oggetti, fatti, esseri viventi, altre lo svolgimento di un'azione, altre infine, servono a stabilire relazioni tra le altre parole. Le caratteristiche di forma e funzione ci permettono di classificare le parole riconoscendo a quale classe o categoria, a quale parte del discorso appartengono. Per fare questa operazione bisogna scomporre la frase, cioè bisogna fare l' ANALISI GRAMMATICALE. Come procedere all'analisi grammaticale: isolare ogni parola; riconoscere a quale categoria appartiene, indicare quale posto indica all'interno di quella classe. Si separano le parole una dalle altre, magari scrivendole in colonna, ricordando che: le forme verbali composte si tengono unite ( ho guardato, aver corso ), le forme enclitiche unite al verbo si dividono e si analizzano separatamente ( mangialo = mangia – lo ), le parole “più e meno” che formano un comparativo si tengono unite all'aggettivo o all'avverbio che accompagnano. Si indica il gruppo di appartenenza della parola ( articolo, nome, verbo ecc.), si indica il sottogruppo di appartenenza della parola ( articolo determinativo, aggettivo numerale, ecc.), si precisano le informazioni morfologiche riferite alla parola ( nome comune di cosa, maschile singolare; verbo transitivo attivo, modo indicativo, tempo presente, terza persona singolare)

Spiegazione grammaticale

analisi grammaticale del verbo

 

Risultati immagini per illustrazioni Craig Frazier

 

 

 

 

Il verbo è la parte flessibile del discorso. Può essere transitivo o intransitivo.

transitivo = l'azione passa dal soggetto all'oggetto (Luca legge un libro);

intransitivo = l'azione si ferma all'oggetto (Il sole scalda).


 

Una volta individuato il significato, bisogna indicarne la voce, cioè l'infinito presente.

La coniugazione si stabilisce dalla desinenza, la parte variabile del verbo;

se ne distinguono tre: -are; -ere -ire.


 

"Luca piangeva" = voce del verbo piangere, seconda coniugazione, intransitivo.


 

MODO E TEMPO

I modi indicano la maniera in cui l'azione viene espressa.

Si dividono in sette grandi categorie:

indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo (modi finiti)

participio, infinito e gerundio (modi indefiniti).

Il tempo, semplice o composto, stabilisce quando questa avverrà.

Nel caso dell'indicativo, i tempi sono: presente, imperfetto, passato prossimo, trapassato prossimo, passato remoto, trapassato remoto, futuro semplice, futuro anteriore.

"Luca piangeva" = voce del verbo piangere, seconda coniugazione, intransitivo, modo indicativo, tempo imperfetto.


 


 

PERSONA. 

Del verbo analizzato va anche indicata la persona.

Le persone sono sei:

io, tu, egli (prima, seconda e terza persona singolare);

noi, voi, essi (prima, seconda e terza persona plurale). 

Il soggetto del verbo preso da noi in esempio è Luca.  Quindi avremo: "piangeva" = voce del verbo piangere, seconda coniugazione, intransitivo, modo indicativo, tempo imperfetto, terza persona singolare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Aggettivi qualificativi  alterati e sostantivati,  aggettivi con valore avverbiale

 

STRUTTURA DELL'AGGETTIVO QUALIFICATIVO.

 

Come i nomi anche gli aggettivi qualificativo può essere primitivo, derivato,alterato e composto

Gli aggettivi primitivi hanno una forma propria che non deriva da altre parole

utile,alto, rosso, onesto

e sono formati soltanto dalla radice e dalla desinenza.

 

  • Gli aggettivi derivati vengono formati, con l'aggiunta di prefissi o suffissi, da:

 

  • un aggettivo: capace, incapace; continuo, discontinuo ecc.

 

  • un nome: musica, musicale; poeta, poetico; fumo, fumoso; Italia, italiano ecc.

 

  • un verbo: amare, amabile; temere, temibile; gradire, gradevole ecc.

 

Aggettivi alterati: esprimono con un suffisso particolari sfumature di significato:

diminutivi -ino, -etto, -ello,- erello

vezzeggiativo: -uccio,-olino

accrescitivo: -one,-otto

dispregiativo -accio, -astro, -ognolo

aggettivi composti sono formati da due aggettivi che si fondono in un'unica parola;

agrodolce, bianconero.

 

AGGETTIVI SOSTANTIVATI

 

La fortuna aiuta gli audaci

I ricchi devono aiutare i poveri.

Gli audaci,  i ricchi, i poveri sono usati come sostantivi :chiamano  aggettivi sostantivati:

 i ricchi = le persone ricche, una straniera = una donna straniera,i mondiali = i campionati mondiali

 L'aggettivo qualificativo viene usato come sostantivo in particolare:

per sostituire un sostantivo astratto: Il giusto ( per la giustizia),   Il vero (per la verità), per indicare nomi di popoli:  gli italiani,  una svedese.

In molti casi l'uso sostantivato dell'aggettivo si è talmente consolidato nel tempo che è difficile ricordare il suo originario valore di aggettivo: il giornale ( quotidiano),   la ferrovia (metropolitana),  la squadra (volante)

  il (cittadino/mondo) privato.

 

AGGETTIVO CON VALORE AVVERBIALE

 

 

L' aggettivo con valore avverbiale

 

L'aggettivo qualificativo, al maschile singolare, può svolgere anche la funzione di avverbio.

 

   Leggi forte

   Dovete rigar diritto

   Mangiate piano.

   Abbiamo visto giusto

   Parlate chiaro

 

In questo caso l'aggettivo acquista valore di avverbio:

parlare chiaro significa, infatti “parlare chiaramente ( in modo chiaro)”.

 

 

PLURALE DEGLI AGGETTIVI QUALIFICATIVO

L’aggettivo qualificativo è una parte variabile del discorso perché muta la desinenza finale a seconda del genere (maschile o femminile) e del numero (singolare o femminile). Per la formazione del

genere e del numero valgono praticamente le stesse regole del nome.

L'aggettivo ha  due classi:

 

 

(01) Prima classe: gli aggettivi terminanti in o (maschili) che formano il plurale in i e gli aggettivi terminanti in a (femminili) che formano il plurale in e. Esempi: bello (maschile singolare), belli (maschile plurale), bella (femminile singolare), belle (femminile plurale).

(01) Seconda classe: aggettivi terminanti in e (sia maschile che femminile) che formano il plurale in i.

*  ragazzo torinese  (maschile singolare), ragazzi torinesi  (maschile plurale), ragazza torinese  (femminile singolare), ragazze torinesi  (femminile plurale).

Aggettivi maschili di prima classe terminanti in co

Gli aggettivi maschili terminanti in co formano il plurale in chi se sono piani, in ci se sono sdruccioli. Esempi: caduco al pluare caduchi; secco al plurale secchi; ciclopico al plurale ciclopici; pratico al plurale pratici.

Le parole piane, le più numerose in italiano, sono quelle che hanno l'accento sulla penultima sillaba.

Le parole sdrucciole sono quelle che hanno l'accento sulla terzultima sillaba. Dopo le piane sono le più frequenti in italiano.

 gli aggettivi piani terminanti in co formano il plurale in chi, ma ci sono molte eccezioni: amico al plurale amici; nemico al plurale nemici; greco al plurale greci.

Al contrario, gli aggettivi sdruccioli terminanti in co formano il plurale in ci, ma anche in questo caso ci sono molte eccezioni: carico al plurale carichi; intrinseco al plurale intrinsechi.

Aggettivi femminili di prima classe terminanti in ca

Gli aggettivi femminili terminanti in ca formano tutti il plurale in che. Esempi: ricca al plurale ricche; stanca al plurale stanche.

Aggettivi femminili di prima classe terminanti in cia e gia

Gli aggettivi femminili terminanti al singolare in cia o gia con la i accentata (tonica) formano il plurale in cie o gie. Esempi: sudicia al plurale sudicie; fradicia al plurale fradicie;  malvagia malvagie

Aggettivi di prima classe terminanti in go e ga

Gli aggettivi maschili terminanti in go ed i femminili terminanti in ga formano il plurale rispettivamente in ghi e ghe. Esempi: largo al plurale larghi; larga al plurale larghe.

Aggettivi maschili di prima classe terminanti in io

Gli aggettivi terminanti al singolare in io, con la i accentata (tonica) formano il plurale in ii. Esempi: natio al plurale natii; stantio al plurale stantii.

Gli aggettivi terminanti al singolare in io, con la i non accentata (atona) formano il plurale in i. Esempi: empio al plurale empi; proprio al plurale propri; vario al plurale vari.

 





Esercizi di italiano su verbo analisi grammaticale




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